
Al tempo dei miei genitori, il matrimonio era visto quasi come un’àncora di salvezza, un modo per uscire dalla famiglia d’origine e dalle regole che la abitavano, per immergersi in una nuova famiglia in cui sognare. Ci si accontentava di un amore tiepido. Probabilmente anche la donna percepiva se stessa come una femmina il cui ruolo era essenzialmente quello di badare alla casa e di procreare e raramente emergevano desideri ed ambizioni legati alla propria gratificazione professionale. Il modello femminile era quello della donna casalinga e mamma che gestiva le faccende domestiche, l’educazione dei figli e talvolta anche le finanze. Le donne che avevano il desiderio di proseguire gli studi erano spesso costrette a rinunciarne a causa dei costi troppo elevati che non permettevano l’istruzione a tutti i figli. Le stesse madri, inoltre, insegnavano alle figlie un atteggiamento remissivo e servizievole nei confronti dell’uomo che, ancora oggi, soprattutto nel sud dell’Italia, è una regola non scritta.
La mia nonna materna, molisana, rappresenta ancora oggi la figura in cui mi identifico maggiormente, il mio mito e la mia icona, nonostante fosse lontana dagli standard minimi di eleganza e cultura. Lei, anche se aveva un marito (mio nonno) che definiremmo oggi come “padre-padrone”, aveva un carattere estremamente forte. Spesso trascorrevo le serate a parlare della sua vita da giovane e, una volta, davanti al suo caminetto, mi aveva raccontato che in seguito ad un acceso diverbio, aveva sottratto tutti “gl buccacc” (ovvero i barattoli di conserve fatte in casa) e tutte le riserve di olio, praticamente il loro oro, e se n’era andata di casa, lasciandolo da solo (per poi fare pace dopo qualche tempo)! Questo atteggiamento all’epoca era considerato un oltraggio al potere maschile ma denotava audacia e una marcata necessità di proteggersi dal maschilismo soffocante dell’epoca. Il carattere così grintoso e combattivo, penso di averlo preso da lei. Mi raccontava spesso quali fossero le dinamiche matrimoniali nel paesello e rappresentavano per lo più dei veri e propri accordi tra famiglie. La storia dei miei nonni é anch’essa tanto affascinante quanto straziante: erano gli anni della guerra e per sopravvivere si lavorava la terra e si mangiava quello che produceva. Entrambi avevano perso i loro primi coniugi: mia nonna, durante la guerra e non era ancora diventata madre mentre mio nonno aveva perso la moglie (miglior amica di mia nonna) a causa di un aborto e aveva già avuto da lei 5 figli. La loro unione univa, in seguito, 8 figli, in un grande tavolo che ospitava anche chiunque passasse davanti alla loro porta. Una vita dura, fatta di sacrifici, tanto lavoro e poche concessioni ma circondati di amici e parenti in cui esisteva ancora la vera condivisione della vita, del cibo e del tempo. Le cose importanti non era attribuite alla quantità di denaro ma i valori più importanti erano legati all’istruzione, al “buon” lavoro e al trovare marito o moglie. Mia nonna possedeva solo 2 abiti “buoni”, per le feste. Pochi abbracci e pochi “ti voglio bene” ma solo amore esternato attraverso il cibo. Mia nonna era poco remissiva, sono orgogliosa di lei e mi dispiace non poter trascorrere altre serate di fronte al camino.
Le dinamiche matrimoniali negli ultimi anni sono drasticamente cambiate a causa dell’esasperata voglia della donna di emergere e di dimostrare quanto valga. La svolta storica del 1968 ha accelerato inesorabilmente la voglia di libertà e il desiderio di uguaglianza.
La grande ambizione femminile e l’accesso all’istruzione (basti pensare che a metà degli anni 60 l’iscrizione alle università è aumentato di circa 5 volte) hanno dato vita ad un’evoluzione esponenziale della figura della donna soprattutto dal punto di vista lavorativo e, più cresceva l’importanza di inserirsi in un contesto che prima di allora era inaccessibile, più diminuiva il tempo per pensare alla realizzazione di una famiglia.
Il tema della famiglia, oggi, divide in maniera diametralmente opposta i giovani: c’è chi ancora ha desiderio di creare un sogno alla Cenerentola e chi ha assolutamente imposto a se stesso di non cascare in queste trappole infernali che poi portano solo sofferenza, perdita di tempo e denaro! Si, perché quando si sente parlare di matrimoni si associa molto facilmente la probabilità al divorzio e di conseguenza si installa anche la paura di soffrire e di fallire.
Se parlo di questi temi con le mie amiche è evidente che il desiderio dell’abito bianco appartiene quasi esclusivamente alle donne. Gli uomini non hanno nessuna necessità di sentirsi chiamare “marito”!

Evoluzione del concetto di matrimonio
- Le tradizionali aspettative associate al matrimonio erano legate, nel passato, a motivazioni di tipo economico cercando di assicurarsi un patrimonio, un tetto, e soprattutto per gli uomini era importante assicurarsi una discendenza. Spesso i matrimoni erano combinati, pertanto erano anche molto basse le probabilità di fallimento coniugale.
- Adesso il matrimonio è vissuto come una trappola, una pesante catena, ho sentito anche amiche che non vogliono sposarsi per non far finire la sensazione di essere degli eterni fidanzati che hanno bisogno del costante corteggiamento. Una delle paure emerse durante le mie interviste, infatti, è sicuramente il decadere dell’interesse l’uno verso l’altra dovuta al fatto che l’idea di matrimonio è associata al senso di sicurezza e alla mancata necessità di continuare a conquistare il proprio partner o la propria partner.
Le paure di affrontare un passo importante come il matrimonio sono tutte lecite ma la vera domanda che bisogna porsi è: “Lo amo davvero? La amo davvero?”.
Se ami davvero la persona che tieni per mano quando fai una passeggiata, fidati, NON AVER PAURA! Non arriverà mai il momento giusto se lo cerchi, non sarà mai tutto perfetto per poter prendere la decisione, se aspetti quello. E se non riesci a prendere la decisione nonostante senti che sia il grande amore, allora stai solo prendendo tempo perché la verità è probabilmente un’altra!
L’amore è la forza che fa andare avanti tutto, smuove le coscienze e ci permette di capire come essere felice e far felice. Purtroppo la paura di impegnarsi è anche dovuta al fatto che non si vuole investire tempo ed energie con persone che, di questi tempi, sono focalizzate sul lavoro, su relazioni superficiali o su ambizioni basate sull’apparenza e l’ostentazione.
Libertà individuale e indipendenza economica

- Uno dei motivi che frena fortemente i giovani nel congiungersi in matrimonio è certamente anche il crescente desiderio di godere della propria libertà individuale. Nessuna regola, nessuna responsabilità, nessun vincolo che possa bloccare o rallentare il proprio percorso lavorativo, di ambizione professionale.
- Alcuni studi sociologici fanno emergere una crescente importanza data all’indipendenza economica (The Rise of Economic Independence Among Unmarried Young Adults” (2017) – Autori: Cherlin, A., & Park, H.). L’unico modo per non dover dipendere da nessuno è avere il proprio stipendio dal proprio lavoro. La paura di dipendere economicamente da qualcuno è certamente una paura fondata in quanto può creare malumori, tacite aspettative e manipolazioni: queste sono comunque situazioni malate, di condizioni non sane dalle quali bisogna distaccarsi. Chi utilizza il potere economico per influenzare gli altri è una persona che va allontanata. Donne con la sindrome da crocerossina: lasciate perdere questi uomini, non guarirete nessuno!
- Viviamo in modo individualista, non vogliamo chiedere, dipendere o appoggiarci a nessuno. E’ molto evidente anche il senso di rivalsa, di desiderio di dimostrare quanto siamo bravi, di appagare la nostra autostima nel dimostrare il nostro talento tanto bramato dai nostri genitori quando eravamo piccoli. Siamo cresciuti con la mentalità che un lavoro prestigioso, una bella macchina, degli abiti firmati sono sinonimo di rispetto.
Viviamo connessi a tutti e a tutto ma vogliamo farlo nella solitudine della nostra stanza. Non siamo disposti a rinunciare a niente perché “non si sa mai che succede qualcosa che poi io cosa faccio?”. Devo ammettere che questa paura è stata radicata dentro di me per tantissimi anni e solo ultimamente sto scrollando di dosso questa sensazione di angoscia nel concedermi un lavoro a tempo ridotto.
Aspetti finanziari ed economici
- E’ proprio vero che la società moderna è una società bastarda: ti dona tanto benessere apparente e ad un prezzo altissimo! Non solo la crisi economica degli ultimi decenni ha portato una pesantissima difficoltà nel reperire un lavoro giustamente remunerato e minimamente appagante sia per l’uomo sia per la donna ma ormai i giovani che hanno acquisito le high income skills, sono costretti ad emigrare in altri Paesi: questo, probabilmente, è uno dei fattori che distrae notevolmente i giovani dal desiderio di famiglia. Emerge un senso di instabilità e di continuo adattamento in situazioni sempre nuove e a stimoli costanti. Diventa poi secondario il bisogno di matrimonio proprio dovuto al fatto che vivere all’estero paradossalmente è un fattore limitante, pone dei dubbi sul dove stabilirsi, sul vivere lontano dalla famiglia di origine, sul tagliare il cordone ombelicale dalla terra in cui si è cresciuti.
Alcuni studi dimostrano una connessione tra stabilità finanziaria e matrimonio (Studio: “Economic Factors and Marriage: Evidence from International Data” (2014) – Autori: Stevenson, B., & Wolfers, J). Questo studio esamina i dati internazionali per valutare l’effetto dei fattori economici sul matrimonio.
Paura dell’impegno a lungo termine
- Una delle preoccupazioni più rilevanti nei giovani è l’impegno a lungo termine che, oggigiorno rappresenta il contrario di quello a cui la società ci sta educando: tutto è veloce, mutevole, facilmente sostituibile, niente si aggiusta! E’ evidente che relazioni tra giovanissimi oggi sono basate sull’edonismo, sulla sperimentazione delle diverse esperienze sessuali. Quando una relazione non è più appagante, si sostituisce il compagno o la compagna alla ricerca perenne della “metà” ideale. Inoltre, l’apertura sessuale degli ultimi anni non fa altro che rallentare la lucidità nella scelta di chi voler essere nella vita e con chi voler condividere la propria esistenza.
- Il timore di impegnarsi completamente in una relazione nasce probabilmente anche dal fatto che non è assolutamente insegnato nella cerchia familiare il senso del far funzionare i rapporti ricercando dei compromessi e insegnando la comunicazione positiva. I giovani di adesso sono stati educati ad essere “chi vogliono essere, senza limitazioni di nessun genere”! Per cui il desiderio di smussare i propri angoli appuntiti decade perché bisogna cercare un compagno/compagna che ti accetti così come sei altrimenti non ne vale la pena. Secondo questa educazione siamo destinati a vivere da soli, a condurre una vita alla continua ricerca della propria metà (o della propria meta?). Cambiamo e ricambiamo sperando di trovare un persona che si adatti al nostro stile di vita, ai nostri orari lavorativi, ai nostri hobbies e soprattutto che si adegui a noi. Creiamo tristi relazioni in cui a causa della paura di soffrire desideriamo controllare tutto dell’altro in modo tale da sentirci protetti e non rischiare delusioni e dolori, ignari del fatto che il vero amore è tutt’altro. Io ho trascorso la maggior parte della mia vita a cercare un prototipo di uomo che pensavo funzionasse per me e che rispecchiasse i miei canoni che oggettivamente erano standard che non mi avrebbero mai appagata. Continuando nelle relazioni era sempre più ovvio che ricercavo qualcosa che non sarebbe mai arrivato e solo accettando, senza voler cambiare l’altro, ho compreso il vero significato dell’amore. L’amore è dare senza volere niente in cambio, riuscire ad amare i difetti e con dolcezza annunciare ciò che ci fa soffrire. Pretendere di modificare l’altra persona solo perché noi ci eravamo prefissati di avere un uomo secondo determinati standard ci mettiamo, senza richiesta alcuna, nei panni di chi vuole salvare l’uomo modellandolo secondo le nostre esigenze.
Amica, Amico, se questo è il tuo ideale di matrimonio, fai bene a non sposarti, ma se hai la grazia di conoscere un uomo o una donna che ami e che ti ama, buon viaggio: è un cammino che non finisce mai, ha tanti ostacoli che però si dimezzano perché siete in due. A volte uno è più forte dell’altra e sostiene chi ha più bisogno ma il lavoro è sempre bidirezionale! - La più grande scoperta del matrimonio felice è la consapevolezza che la responsabilità che hai nella relazione non è un peso ma una missione, come quando devi trasportare un oggetto prezioso da un posto all’altro e devi far in modo che giunga intatto, così è il senso di responsabilità nella coppia e nel matrimonio. La grande ambizione della coppia dovrebbe essere quella di costruire la strada da percorrere giorno dopo giorno, di mettere un mattoncino alla costruzione della propria casa sulla roccia.
- Allo stesso modo, il peso dei giovani nel non voler assumersi la responsabilità di impegnarsi seriamente in una relazione vera, li autorizza a non pensare nemmeno per un istante al creare una famiglia, al desiderio di fare dei figli.
Diverse prospettive sulla famiglia e sul matrimonio
- Le diverse concezioni della famiglia e del matrimonio nella società contemporanea differiscono anche in base : più si va verso sud e più è forte il senso della famiglia, dell’amore per i figli e per la condivisione della propria vita con la comunità e più si va verso nord e più si raffreddano i toni del desiderio di unità, condivisione, famiglia e ovviamente desiderio di maternità e paternità. Da quando sono venuta a vivere i svizzera, ho percepito in maniera marcata la differenza di ideologia di famiglia. Non è molto presente il senso di prendersi cura, è molto forte il desiderio di appagamento lavorativo e raggiungimento di una posizione sociale ed economica elevata e per questo l’elemento contrastante in questa mentalità non può che essere la famiglia e soprattutto l’avere dei figli. il desiderio di famiglia è sempre stato nettamente preponderante nella donna e spesso vedo famiglie in cui il marito ha fatto contenta la moglie lasciando che il suo seme risalisse le sue tube per dar vita ad una creatura che ovviamente poi non ha nessuna intenzione di prendersene cura. Talvolta i figli sono utilizzati come panacea a tutti i mali e strumentalizzati per cercare di lenire le divergenze tra la coppia o come ultima spiaggia per risolvere i problemi. Troppo spesso ho visto mariti uscire prestissimo la mattina e tornare tardissimo la sera per poter evitare i contatti con la moglie e i figli. questo enorme problema di comunicazione tra la coppia porta spesso ad adottare strategie poco valide per contrastare le frustrazioni personali dovute al proprio lavoro e ai disagi che spesso si creano nella coppia. uno dei consigli che posso dare alle donne: siate dolci con i vostri mariti e compagni. Uno dei consigli che posso dare agli uomini: siate coraggiosi nel comunicare come si vestite.
Scelte personali e priorità diverse

- La decisione di sposarsi è sicuramente una decisione che viene presa con troppo poca consapevolezza: è un viaggio duro, pieno di insidie e decisioni difficili da prendere. Non è solo fare l’amore, viaggiare e sorridere felici nei prati. Questa consapevolezza che il matrimonio sia una responsabilità abbastanza pesante, ragazzi, non vuole assolutamente dire che stare da soli sia più facile. il matrimonio è il riconoscimento che di fronte a noi esiste una figura che amiamo e che ci ama e che si è pronti a far andare bene la relazione a tutti i costi (ovviamente se insorgono gravi problematiche legate a violenza tutto il discorso decade). non si deve prendere in considerazione l’ipotesi del divorzio altrimenti è inutile sposarsi. se si ha paura che nel futuro le cose cambieranno, benvenuti…sarà proprio così. noi evolviamo e cambiamo ogni giorno, figuriamoci dopo anni che stiamo con il nostro compagno e che viviamo situazioni nuove, stress e sfide che ci propone la vita. Tutto sarà sicuramente diverso ogni anno che passerà ma quello che non deve mai cambiare è il desiderio di voler far andare bene la relazione: prendersi un po’ in giro, lasciar andare se qualcosa non è stata fatta come vogliamo noi o quando vogliamo noi, ringraziare e chiedere aiuto, elogiare le vittorie dell’altro anche se assolutamente microscopiche; lasciare avere i propri spazi, non essere rigidi nel giudizio, ascoltare con amore e parlare con compassione, avere fiducia e lasciare tempo all’altra persona di recepire il messaggio che stiamo comunicando.
- Spesso si associa il matrimonio con l’annullamento matematico della propria realizzazione personale. Ho sentito che se poi mi sposo ho dei dovere che poi mi limitano nella mia realizzazione lavorativa, sportiva, professionale, eccetera. ma chi vi ha detto questa roba? se coesiste l’amore e il rispetto si trova sempre il modo per sentirsi appagati da ogni punto di vista. ognuno vuole essere libero di fare quello che vuole senza limitazioni ma in realtà è la paura di non comprendere l’esigenze vitali dell’altro che porta poi alla. Se ami non metti le catene ma le ali al tuo amore.
Conclusione:
- Per ricapitolare le principali ragioni che portano i giovani a evitare il matrimonio sono: la paura del cambiamento, la paura della sofferenza e la paura dell’autolimitazione.
- Esercizio: prova ad osservare il tuo partner e fai un elenco di ciò che ti frena. Se scrivi “ho paura che…”, “ho paura di…” posso solo consigliarti che la paura è la nostra più grande limitazione, quella non ci rende lucidi nelle nostre decisioni e quella che maggiormente non ci permette di essere felici.
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