O perfetto o niente: il meccanismo che ti blocca la vita

O perfetto o niente: il meccanismo che ti blocca la vita

E se “abbastanza” fosse già perfetto?

Ti racconto una cosa che non è facile ammettere.

Ho dentro di me una voce. Precisa, puntuale, inflessibile.
Dice: o lo fai bene, o non vale la pena farlo.

Quella voce mi ha fatto abbandonare progetti a metà. Mi ha bloccata davanti a pagine bianche. Mi ha convinta che se la prima versione non era perfetta, non valeva continuare.

È una follia, lo so. Lo so mentre succede. Eppure succede lo stesso.

E se sei qui a leggere, probabilmente la conosci anche tu.

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Il nome di quello che sentiamo

Si chiama perfezionismo. Ma non è quello che sembra.

Ambizione? Cura per le cose? Voler fare bene?

No. È paura. Paura del giudizio, paura di non essere abbastanza, paura che se il risultato non è impeccabile, allora il problema sei tu e non il progetto, non il momento, non le circostanze. Tu.

Il perfezionismo non ti spinge avanti. Ti blocca. Ti fa rimandare, abbandonare, evitare. Ti fa preferire il niente al rischio di fare qualcosa di imperfetto.

E il paradosso è questo: nel tentativo di non sbagliare, non fai. E non fare è il più grande errore di tutti.


Da dove viene questa voce

Nessuno nasce perfezionista. Ci si diventa.

Attraverso mille messaggi piccoli e grandi che riceviamo da bambini. Potevi fare di meglio. Guarda come l’ha fatto lui. Cosa diranno gli altri?

Nessun genitore lo fa con cattiveria, quasi sempre. Ma nessuno ci insegna davvero la cosa più importante: che il nostro valore non è l’esito di un test.

Che l’amore non si guadagna con i risultati.
Che l’affetto non è un premio per chi non sbaglia.

Cresciamo credendo che dobbiamo meritarci il posto che occupiamo. A scuola, al lavoro, nelle relazioni. Ogni giorno un esame. Ogni giorno una valutazione.


Il confronto: il carburante che peggiora tutto

E poi arriva lui. Il confronto.

Come se il perfezionismo da solo non bastasse, il nostro cervello aggiunge un secondo livello: guarda quanto è brava lei. guarda cosa ha raggiunto. guarda dove è arrivata.

È un meccanismo automatico, quasi involontario. Siamo cresciute in un mondo che ci mette una accanto all’altra a scuola, sui social, al lavoro, e ci chiede implicitamente di misurare il nostro valore in relazione a quello degli altri.

Ma c’è una cosa ovvia che il nostro cervello dimentica sistematicamente: siamo tutte diverse. Profondamente, radicalmente diverse.

Se io sono brava in qualcosa, un’altra persona sarà brava in qualcos’altro. Non c’è una classifica. Non c’è una gara. Eppure viviamo come se ci fosse, e corriamo (stanche, affannate) verso un traguardo che cambia ogni volta che qualcuno davanti a noi fa qualcosa di bello.

Il confronto non ti dice chi sei. Ti dice solo chi non sei. Ed è una informazione inutile.


Cosa costa davvero

Costa progetti abbandonati a metà.
Costa idee che restano nella testa perché là dentro sono ancora perfette e fuori potrebbero deluderti.
Costa relazioni in cui non ti mostri davvero, perché mostrarti significa rischiare di non essere abbastanza.

Costa una stanchezza profonda, quella di dover essere sempre all’altezza di uno standard che tu stessa hai alzato fino a renderlo irraggiungibile.

E costa qualcosa di ancora più prezioso: il presente.

Perché mentre sei occupata a voler essere perfetta domani, oggi ti scivola via.

La cosa che nessuno ti dice

L’imperfezione non è il problema. È la strada.

Le cose più vere, più toccanti, più utili che esistono sono state create da persone che hanno fatto lo stesso passo di tutte le altre, hanno iniziato senza sapere come sarebbe andata a finire.

Questo articolo non è perfetto. Io non sono perfetta. E proprio per questo, forse, ti sta arrivando.

Perché la perfezione crea distanza. L’imperfezione crea connessione.

Come si esce

Non si esce in un giorno. Non c’è un interruttore.

Ma si inizia da una domanda piccola, concreta, onesta:

Cosa succederebbe se lo facessi comunque, anche se non è perfetto?

Non ti sto dicendo di fare le cose con superficialità. Ti sto dicendo di smettere di usare la perfezione come scusa per non iniziare.

Fai la cosa. Mandala. Pubblicala. Dilla. Inizia.

Aggiustala dopo, se serve. Ma falla esistere.

Perché una cosa imperfetta che esiste vale infinitamente di più di una cosa perfetta che resta nella tua testa.

C’è qualcosa che stai aspettando di fare finché non sarai “pronta” o finché non sarà “perfetto”?

Quella cosa ti sta aspettando. Non ha bisogno che tu sia impeccabile. Ha bisogno che tu inizi.

~ Valeria