Ci sono momenti in cui il dolore diventa casa. Ti protegge, ti giustifica, ti tiene compagnia. E guai a chi prova a portartelo via.
Per tanto tempo ho avuto paura di stare davvero bene. Perché stare bene significava prendermi la responsabilità della mia vita. Dire addio alle scuse, alle giustificazioni che davo a me stessa per non affrontare la realtà. Quel dolore mi appagava. Mi faceva sentire viva. Mi coccolava nella mia fragilità, e mi permetteva di dire a me stessa quanto fossi una poveretta che subiva tutto. E oggi so che almeno la metà di quel dolore me l’ero inflitta da sola.
C’è una strana dolcezza nel crogiolarsi nel ruolo della vittima. Ti senti guardata con tenerezza, come chi ha bisogno di aiuto. Il dolore diventa uno specchio: ti fa sentire importante, almeno nel tuo piccolo mondo spezzato. Dentro quel dolore c’era tutta la mia solitudine. E in qualche modo, mi faceva sentire protetta.
Se quel dolore fosse sparito da un giorno all’altro, sarebbe stato come togliersi di colpo degli occhiali sporchi. Quegli occhiali che ti fanno vedere tutto grigio, che ti fanno male agli occhi, ma ai quali ti sei abituata. Non sai che è solo la visione distorta che ti sei costruita. Uno strato dopo l’altro di sporcizia emotiva mai pulita, mai eliminata.
Quando ho capito che quella consolazione era vana, inutile, e momentanea, ho iniziato a vedere il dolore per ciò che era: una presenza che mi impediva di respirare, di scegliere, di amarmi davvero. Quel dolore che mi aveva accompagnata fin dalla fanciullezza doveva andarsene. Non era più il benvenuto.
Guarire, per me, ha significato fare di testa mia. Silenziare tutte le voci esterne. Zittire gli stronzi che mi avevano manipolata per anni. Guardarmi allo specchio e vedermi davvero: una ragazza normale, con tanto futuro davanti. Desiderosa di amare. E di essere amata.
E tu, cosa ci guadagni a restare dove stai male?
Le considerazioni che cambiano tutto
Guarire fa paura perché ci obbliga a lasciare andare chi eravamo. E spesso quella vecchia versione di noi, per quanto rotta, ci è familiare. Conosciamo il dolore, ma non conosciamo la libertà. E la libertà richiede coraggio. Richiede responsabilità. Richiede una scelta attiva: dire basta.
Guarire non è un traguardo. È un processo. A volte lento, a volte violento. Ma ogni passo fuori dal dolore è un atto d’amore verso noi stesse. Non si tratta di diventare perfette. Si tratta di diventare vere.
Io non volevo guarire, perché pensavo che il dolore fosse parte di me. Ma oggi so che ero io a tenerlo legato. E so anche che si può vivere senza, si può vivere meglio. Si può vivere.
Se qualcosa di queste parole ti ha toccata, scrivimi. Anche solo per raccontare, anche solo per chiedere. Io ci sono. Sempre.
Ti voglio bene, Vale
