La mia India

Quando ho deciso di raccontarti il mio viaggio in India, ho capito che avrei dovuto scoprire una parte della mia anima per farti capire quanto mi abbia cambiata e quanto velocemente si sia stravolto il mio stato mentale nonostante le mie radicate convinzioni!

Prima della partenza

Dal 2015 ero single e certa che sarei diventata una zitella circondata da cani di ogni razza, ne ero profondamente e felicemente convinta, senza rammarico e senza alcun tipo di paura: ero certa che nel mondo la persona destinata a me era dispersa e la nostra bussola fosse rotta.

Per questo motivo avevo preso una decisione: avrei destinato il mio salario per viaggiare e per vivere finalmente più spensierata senza stare sempre a contare il centesimo. Ero giunta alla conclusione che non fosse necessario mettere i soldi da parte per nessun motivo: non avevo famiglia, figli e nessuno da mantenere – se non il mio bimbo adottivo in Brasile – per cui se per qualche motivo sarei dovuta andare in cielo anticipatamente almeno mi sarei goduta questi anni!

Mi ero sempre privata di tutto da adolescente, non avevo ricevuto un’educazione al godimento della vita e al meritare qualcosa senza sensi di colpa per cui avevo deciso che finalmente avrei potuto dedicarmi alla guarigione dell’anima e al concedermi delle coccole che prima di allora non avevo ritenuto meritevoli.

La mia dura lotta interna era iniziata da piccola e non finiva mai, i miei pensieri non si erano mai allineati in maniera ordinata nella mia testa in modo tale da dedicarmi uno alla volta alla loro risoluzione. Erano confusi, velocissimi e impossibili da afferrare. Avevo un turbinio di emozioni frustranti e invalidanti. Nel 2015 avevo concluso una relazione che solo adesso posso definire tossica. Quindi volevo riprendermi la mia dignità, la mia vita, il mio mondo e rimettermi in pista con grinta e vitalità.

Cazzate.

Nessuna grinta e nessuna vitalità, mi dicevo un sacco di bugie perché non sapevo gestire quelle emozioni, ero sbattuta a destra e sinistra seguendo la direzione dei miei pensieri. La parola Discernimento non sapevo nemmeno che esistesse. Quello che riuscivo a fare meglio quegli anni era lavorare e studiare e dimostrare agli altri e a me stessa che ero in grado di essere “qualcuno” a causa della mia bassissima autostima.

In realtà quello di cui avevo davvero bisogno era capire chi ero.

Avevo sempre amato viaggiare e guardavo con occhio geloso chi si poteva permettere di visitare quei magnifici posti tropicali, al caldo o chi poteva viaggiare per le città più belle del mondo senza doversi preoccupare del conto in banca. Non ero povera ma non avevo mai abbastanza denaro per permettermi una vacanza serena e, adesso che avevo la disponibilità economica, era difficile trovare una compagnia per i miei viaggi nel mondo.

Stavo maturando una indescrivibile voglia di ribellione, non potevo rimanere ad aspettare che qualcuno mi accompagnasse, non avevo voglia nemmeno di rinunciare a viaggiare perché nessuno aveva le ferie gli stessi giorni o perché la meta non era di gradimento anche per altri.

Dicevo a me stessa che il primo grande passo verso la rinascita interiore doveva essere un atto di coraggio: viaggiare da sola!

Come prima meta avevo optato per l’Egitto nel 2019 e ancora non riesco a capacitarmene: io sono la contraddizione in persona! Eh si, perché fino a pochi mesi prima dicevo alla mia amica Chiara che era una pazza ad andare in Egitto in vacanza…con tutti i bei posti nel mondo le dicevo che aveva scelto proprio una tra le mete più pericolose del momento e, poi, alla fine, io stessa stavo organizzando il mio primo viaggio da sola lì.

Incredibile la nostra mente, quali processi mette in atto per auto sabotarci o per convincerci di qualcosa.

Ma non è il viaggio in Egitto di cui voglio parlarti oggi: il vero viaggio della mia crescita e rinascita interiore è stato il viaggio in India.

Era il 2020, ero single, alla ricerca di qualcosa che non ero in grado di definire e volevo prendermi cura di me stessa. Ero stanca di essere accompagnata da quei continui stati d’animo che mi facevano sentire sempre irrequieta, mai appagata. Mia cognata, Lisa, è insegnante yoga da anni per cui spesso si parlava di India, Ayurveda e cibo indiano e, per quanto possa essere lontana dal mio mondo, ho sempre ritenuto l’India un paese affascinante e con una cultura estremamente seducente. Avevo sentito spesso parlare di ayurveda e di tutti i benefici che procura sia dal punto di vista estetico che dal punto di vista della salute mentale ed io ero proprio alla ricerca di qualcosa di avvincente e curativo. Ovviamente per l’ennesima volta nessuno poteva unirsi a me, per cui presi coraggio e decisi di avventurarmi da sola in un mondo vasto e lontano, lontanissimo da me.

Gonfia di coraggio organizzai senza troppe aspettative il viaggio in Kerala, in un Resort di medicina Ayurveda. Avevo avuto una relazione con un indiano qualche anno prima (ma la storia con lui devo assolutamente approfondirla in un articolo dedicato!), per cui già conoscevo un pochino la cultura hindu ma non sapevo assolutamente cosa aspettarmi.

Era gennaio 2020, la data ti dice qualcosa?

Partii da Lugano, dove vivo, alle 4 di mattina per raggiungere Malpensa e prendere il volo per raggiungere la meta dell’anno. 14 ore e uno scalo a Doha. Era stato un viaggio estenuante e atterrata in India subito iniziai a percepire delle sensazioni di disagio, miste a paura che non riuscivo a scrollarmi di dosso.

Avevo la sensazione di aver fatto una gran cazzata ad andare lì da sola ma allo stesso tempo sentivo che dovevo reagire a questo stato d’animo e dovevo osservare quello che vedevo con gli occhi dello stupore senza soffermarmi all’apparenza, senza aver paura.

Arrivata all’aeroporto di Kochi, uscii con le mie valigie ad aspettare l’autista e vidi che nonostante fossero le 3.30 di notte la popolazione indiana si comportava come se fosse pieno giorno: andavano e venivano con i figli e mogli a seguito, passeggiavano, dormivano per terra, mangiavano, totale normalità di vita notturna.

Subito intravvidi il mio autista che mi condusse al suo mezzo e dato che non ero affatto circondata da lusso e ostentazione ho sperato che potessimo viaggiare su una macchina normale e non su qualche strana locomotiva o “tuk tuk”. Ero stremata ed esausta, nemmeno riuscivo a parlare in inglese. Dal finestrino dell’auto osservavo il mondo fuori e iniziavano a volare tante domande in testa: avevo dubbi e perplessità da chiarire. Perché la notte quelle persone non erano nel loro letto? Perché erano in giro come se fosse giorno? Perché dormivano per strada? Perché c’era così traffico la notte?

Mi venivano mille dubbi e mille paure: “…e se questo adesso mi rapisce e chiede il riscatto?  … e se adesso mi fa qualcosa, aiuto?”. Stavo iniziando seriamente a pensare di aver fatto una gran cazzata e il dubbio di essere una donna poco coraggiosa ormai era diventata una certezza. Ormai ero lì e dovevo solo sperare di arrivare a destinazione come avevo previsto.

Dopo circa 1 ora e mezza di macchina arrivammo al resort, era buio, ero stanca e non desideravo altro che un letto. Alla reception un gentile ragazzo mi accompagnò alla stanza ma mi fece un upgrade per cui mi condusse alla loro suite che era posizionata proprio in fondo al corridoio, isolata. “Caxxo, perché mi ha dato questa stanza? Perché è cosi isolata? Sicuramente questi adesso mi chiederanno qualcosa!”.

Come puoi ben capire l’inizio della vacanza è stata frustrante e dolorosa non solo dal punto di vista fisico ma anche psicologico: la paura di dover vivere 2 settimane in quello stato mentale già mi torturava ma avevo davvero sonno e percepivo l’arrivo di un attacco di emicrania. La stanza aveva una porta che la collegava ad una camera adiacente in cui non c’era nessuno ed io ero torturata dai pensieri. Cavolo, avevo paura!!

Avevo dormito forse 4 ore quella notte. Alle 8 di mattina la mia dottoressa mi mandò a chiamare dall’infermiera per un primo colloquio conoscitivo e per organizzare i giorni successivi.

Wow!

La mia dottoressa di medicina ayurvedica era una donna più giovane di me, indossava il tipico abito indiano dai colori sgargianti, lei aveva sul viso uno splendido sorriso bianco e già mi sentivo molto più a mio agio con lei e molto più rassicurata. La pelle olivastra faceva risaltare gli occhi e il sorriso, era bellissima e allo stesso tempo molto sicura di sé e dolce. Mi sentivo avvolta dal suo abbraccio invisibile, mi scrutava e faceva le sue indagini su di me facendomi domande mirate sulla mia salute mentale e fisica.

Ero ancora stanca dal viaggio e rispondevo a modo mio sperando che potesse nascere un’intesa tra di noi. Avevo bisogno di guarire e le stavo implorando aiuto senza chiederlo apertamente (io sono una forte, non chiedo aiuto!).

Ero arrivata alla consapevolezza che stavo vivendo costantemente una vita tesa, ero sempre pronta a scattare e in uno status mentale sempre rigido con me stessa e con gli altri.

Lo schiaffo

Dopo qualche giorno nel resort vivevo reclusa dentro le sue mura, non ero riuscita a capire e a vivere minimamente la vita degli indiani veri, non avevo potuto intervistarli sulle loro vite, usi e costumi e mi domandavo il perché. Facevo i trattamenti, facevo yoga ma appena potevo tornavo nella mia stanza.

Solo durante una cena in solitudine il mondo si è capovolto, in 1 minuto, 1 solo miracoloso minuto che mi ha davvero aperto gli occhi.

Durante la cena nel ristorante del resort, stavo assaporando i piatti indiani (che io adoro!) secondo la dieta che mi aveva prescritto la dottoressa. Ero assorta nei miei pensieri, valutavo cosa fare dopo: se leggere, fare yoga nella mia stanza, fare una videochiamata con i miei…quando all’improvviso mi si avvicinò la dottoressa e si sedette al mio tavolo. Mi sembrava molto strano questo atteggiamento, non ero assolutamente preparata a vederla lì con me. Mi guarda con i suoi occhioni.

Mi chiese: “Come stai? Come ti stai trovando?”
Risposi: “Molto bene, il cibo è buonissimo e le terapie sono fantastiche; per me è tutto nuovo e sono entusiasta di scoprire tutto della vostra cultura”
Mi guardò: “Sei sicura?”
Risposi: “Yes”

Mi guardò  con un sorriso magnetico, una dolcezza da madre accogliente, i suoi denti brillavano e mi disse: “Qui tutti sono affascinati da te proprio perché appartieni ad una cultura molto distante dalla nostra, tutti i giovani che lavorano qui vorrebbero avvicinarsi e farti foto, domandarti chi sei, cosa fai, come vivi… MA NON LO FANNO… perché tu manifesti un atteggiamento di rifiuto, non guardi nessuno e sei costantemente seria”.
Continuò : “Pensa… se io adesso ti parlassi con un viso corrucciato e ti dicessi quello che ti sto dicendo senza un accenno di sorriso e senza guardarti dolcemente negli occhi, cosa penseresti di me? Saresti predisposta ad ascoltarmi o a comunicarmi quello che provi?”

Mi dava questa spiegazione cambiando l’espressione del suo viso rendendolo all’improvviso serio per farmi da specchio.

OMG: è bastato un attimo per capire che stavo sbagliando tutto. WOW quanta verità in quelle parole, quanta profondità!

Io che avevo sempre giudicato male le persone come me che davano l’apparenza di essere altezzose e piene di sé, quanta ingenuità nel mio riconoscere “la trave nell’occhio dell’altro e non nel mio occhio”!

Ho fatto un respiro profondo e le ho detto: “I got it, thank you.”

Avevo capito, avevo capito davvero cosa stavo facendo, stavo rovinando tutto: ero andata per crescere e in realtà stavo solo trascorrendo del tempo lontano da casa.

La cosa più fantastica che stavo capendo era che stavo soffocando la mia fragilità, la mia paura. Stavo nascondendo con tutta la mia forza la mia debolezza nell’essere lì a vivere quella magnifica esperienza e stavo cercando di nascondere qualcosa che mi pareva umiliante. Solo nel momento in cui ho accettato che stavo vivendo un momento di estrema maturazione ho capito che la mia debolezza era una mia forza, quello stato d’animo in realtà mi aveva portata fin in India perché evidentemente proprio lì io dovevo capire questo concetto.

Quel sorriso non lo scorderò mai e mai smetterò di ringraziare quella donna dai mille carismi.

È inutile dire che quell’attimo ha stravolto il mio atteggiamento, la mia vita: non vedevo l’ora di alzarmi la mattina, salutavo tutti con un sorriso smagliante e tutti non facevano altro che ricambiare le mie attenzioni.

Il giorno stesso andai alla reception a chiedere se qualcuno poteva accompagnarmi a visitare le loro bellezze e nel pomeriggio con due giovani del resort siamo andati a girare per la città.

Primo giorno in India: visita al Tempio Hindu

La gita più bella del mondo: mi sono svegliata da un sonno profondo ed ho guardato con i loro occhi ciò che vedono loro e percepivo quanta gioia nei loro cuori nel mostrarmi il loro mondo e i loro posti segreti. Mi hanno condotto nei giorni successivi in tantissimi posti tra cui diverse Chiese e Tempi Hindu, mercati del pesce, bancarelle con piatti tipici, mercati di stoffe, sono stata a casa del mio insegnante di yoga, sono stata a fare sessione yoga nel centro della moglie, ci siamo addentrati in piccole strettoie della città con lucine attraenti e statue hindu esposte in ogni angolo, sono stata ad un matrimonio indiano, ho mangiato con le mani secondo la loro cultura, ho visitato il tempio degli elefanti, ho visto l’albero del pepe e alberi e frutti di cui non conoscevo assolutamente l’esistenza ma il posto che porterò sempre nel cuore è stato un altro.

La mia infermiera ayurvedica

Attraverso sporcizia e boschi pieni di spazzatura mi hanno condotto al loro posto segreto, una spiaggia sporca e piena di spazzatura, con acqua poco limpida e cani randagi in lontananza che abbaiavano ma io ormai guardavo con i loro occhi e il tramonto rendeva quel quadro il posto più bello del mondo in quel momento. Il racconto e l’entusiasmo di condurmi in quel preciso luogo me lo faceva apprezzare in maniera profonda e percepivo la loro gratitudine per quell’angolo di mondo così speciale.

Quanta vite ancora da vivere per imparare tutto quello che ho bisogno di sapere per essere migliore, per imparare a essere umile e non giudicare; per imparare a guardare i miei errori con tenerezza e non cercare di nasconderli. Quanta gratitudine a me stessa per riconoscere le mie debolezze e paure, per non cadere in trappole mentali che ci alienano e allontanano dagli altri.

Quanto orgoglio nello scoprire il mio coraggio nel pormi in una condizione di crescita, mettermi alla prova e accettare le mie incoerenze.

Perché siamo così severi con noi stessi? Perché proprio non riusciamo a perdonarci dagli errori passati? Perché siamo esigenti e pretendiamo l’impossibile?

Preparazione per i trattamenti

Ho preso coscienza di tutto questo e me ne sono sentita sollevata, avevo capito che quei sentimenti che nutrivo dentro erano essenzialmente creati dalla parte della mia mente malvagia.

Per questo motivo, voglio condividere con te questa gioia, vorrei che anche il mio sorriso possa arrivare a te e aprirti un mondo, come è successo a me.

Il miglior consiglio che possa dare a chi vuole crescere è quello di viaggiare e di osservare, accogliere quello che di bello esiste nel mondo e farlo proprio.

Ti abbraccio fortissimo

Vale