Insoddisfatta

Uno dei temi che mi ha accompagnata più spesso nella vita è stato l’insoddisfazione.

Questa percezione ormai ci accompagna in quasi tutti gli ambiti della vita: a lavoro, in famiglia, in amore, nelle amicizie.

Per aiutarmi ad uscire da uno stato d’animo deleterio e invalidante, da anni, scrivo e parlo utilizzando un linguaggio improntato sulla positività, stando attenta a non ferire e denigrare i sentimenti delle persone che mi ascoltano o mi leggono perché già da piccola ho sperimentato quel senso di frustrazione quando mia mamma sminuiva le mie emozioni e le ansie che manifestavo.

Alda Merini in questo è stata una maestra.

Presto ho iniziato a nascondere e tenere solo per me le emozioni che mi rendevano più vulnerabile perché quando ne parlavo mi facevano sentire stupida, capivo che le mie inquietudini non erano sufficientemente gravi da poter essere prese in considerazione, nemmeno ascoltate.  Da piccola prendevo per mano le mie paure e i miei drammi mentali e ci facevo delle splendide chiacchierate e passeggiate mentali. Dato che il mondo che avevo dentro non era ascoltato ma estremamente banalizzato di fronte ai veri problemi del mondo, avevo deciso già da bambina di dovermela cavare da sola senza far capire al mondo che dietro a quella ragazza sicura e decisa che avevo deciso di mostrare si celava la sensibilità estrema di una bambina che con coraggio aveva già capito che il mondo là fuori era molto più crudo di quelle favole che mi leggevano.

Se penso a quella bambina adesso, vorrei prenderle la mano e dirle con sicurezza che: “tutto andrà bene, con tanta fatica, ma tutto andrà come deve andare”. Vorrei prenderla in braccio, darle un bacio sulla guancia e dirle che io la comprendo, non sminuisco nemmeno uno dei sentimenti contrastanti che vive nonostante la sua tenera età. Quanto coraggio in quella anima debole e smarrita che lotterà davvero tanto per ottenere il riconoscimento di quello che è davvero: una donna che vive con estrema delicatezza le proprie fragilità e con estremo orgoglio le proprie forze.

Per diventare chi sono oggi ho dovuto necessariamente soffrire tutti quegli stati d’animo di cui parlo nel mio blog, porgo particolare attenzione e devozione verso tutte le persone che stanno lottando per trovare la strada, per trasformare la propria inquietudine in forza.

Parlavo qualche giorno fa con un mio amico d’infanzia: per la prima volta dopo circa 10 anni mi ha apertamente manifestato il disagio che abita dentro il suo cuore. Il suo malessere è ormai parte integrante della sua vita ma sono convinta che già parlarne identifica un chiaro inizio di cambiamento.

Perché arrivo a questo punto?

Come dice il mio padre spirituale, Frà Roberto Fusco: “tutti i mali nascono da parole non dette”.

Quello di cui sono certa è che parlare dei propri problemi in un certo senso li esorcizza, li rende meno importanti e meno tragici di come poi la nostra mente li trasforma.

Quando incontro persone e giovani che mi parlano del loro costante pessimo stato d’animo, il mio cuore inizia a batter forte perché emerge sempre quell’incontrollabile senso di responsabilità nel dover aiutare tutti.

Non sono una psicologa, non sono una life coach, non sono nessuno per aiutare gli altri. Sono solo Vale, semplice, donna che ha lottato ed è piena di cicatrici. Non so nemmeno io come sono riuscita ad emergere da quel costante senso di annegamento e quando vivi sulla tua pelle la solitudine del cuore anche se intorno hai sempre gente, non puoi che desiderare di aiutare tutti.

Nella vita mi hanno spronato di più brevi frasi ascoltate da sconosciuti che discorsi con persone che mi conoscono da sempre. La consapevolezza di trovare la chiave dentro di me era anche la causa della mia disperazione perché non ho mai creduto in me stessa fino in fondo, cercavo di farmi coraggio ma la minima scusa era buona per buttarmi giù, rimproverarmi e riempirmi di merda, tanta!

Una delle mie armi che posso consegnare alle anime che incontro è ripetere le frasi che dice Don Fabio Rosini, le ascolto ogni giorno sul bus quando vado a lavoro alle 6.00 del mattino. Le sue parole mi servono per affrontare la giornata nel migliore dei modi e vorrei che fosse utile anche a te.

https://www.youtube.com/watch?v=f4RSYKeKZLc

Quello che dice rispecchia esattamente quello che pensa la mia mente e il mio cuore ora che ho 40 anni, per cui…

“…Non preoccupatevi, non state con l’animo in ansia, il domani si preoccuperà di sé stesso, non state con l’ansia del futuro”. Don Fabio

Perchè abbiamo paura di parlare dei nostri problemi?

La struttura interiore dell’uomo è quella di dover combatte con la propria natura: la paura dell’abbandono. Ovviamente questa emozione che sperimentiamo tutti nella vita è un trauma: l’ignoto, la mancanza di certezza si manifesta come un pericolo mortale. Un esempio perfetto è per il neonato l’allontanamento dalla mamma, infatti se poi il bimbo sente l’odore della mamma si calma un po’, senza alcun razionale intenzionalità.

La paura accompagna tutte le nostre esperienze e ci costringe a rispondere costantemente alle nostre domande interiori che ci procurano ansia e angoscia.

Noi dobbiamo risolvere l’enigma di una vita minacciata, fragile, vulnerabile. Come mangeremo? Come ci vestiremo? Come saremo protetti?

L’incertezza è una condizione umana, la precarietà, la fragilità sono argomenti che riguardano tutti, chi nega tutto ciò è in realtà più incastrato. Siamo tutti in ansia, preoccupati. Siamo anche molto preoccupati di soffocare questa paura e spesso è più facile sballarsi per impedire alla nostra mente di affrontare i discorsi più impervi. Noi odiamo la nostra fragilità perché ci sembra una condizione infelice. Cerchiamo appagamenti e sazietà, prestigio, bellezza, un ruolo importante. In questo modo ci illuderemo che troveremo la fine delle nostre paure e incertezze solo tappando quel buco.

La cosa più bella che possiamo fare a noi stessi è accogliere la nostra fragilità e farne la nostra forza.

Ti abbraccio

Vale