Sarò mamma? Non é un mondo per bimbi!

La nostra infanzia e adolescenza determina il 90% di chi saremo da adulti. Per questo, chi ha vissuto in una famiglia disfunzionale è terrorizzato all’idea di diventare genitore: ha paura di poter commettere gli stessi errori dei genitori perché ha vissuto anni di solitudine, ha subito traumi dovuti a maltrattamenti e violenze o è stato un figlio/a non amato/a. Talvolta succede che le mancanze creano, invece, un grande desiderio di famiglia e di poter regalare ai propri figli l’amore che non si è ricevuto. Il punto è che scegliere di diventare madre o padre può essere assai complesso se… si pensa troppo, se si vuole creare la situazione perfetta con gli equilibri economici e famigliari ideali. Il desiderio di avere un figlio emerge quando si incontra la persona giusta? Per me sicuramente si! L’uomo che aiuta e sostiene la donna crea delle dinamiche di fiducia e rispetto che rendono la donna più propensa a procreare in quanto molto probabilmente avrà un valido aiuto e un sostegno importante nell’educazione dei figli.

La maternità ci impone di guardare negli occhi le molteplici sfaccettature che ne sono implicate: aspetti emotivi, finanziari, professionali e sociali. Sarò molto critica in questo articolo e voglio dedicarmi soprattutto all’aspetto emotivo e sociale che i genitori non posso ignorare.

Ho sentito spesso adulti giustificare la mancanza di amore durante la loro infanzia, affermando che comunque hanno avuto un tetto e da mangiare nel piatto: che magra consolazione! Genitori emotivamente immaturi non potranno mai donare amore incondizionato e nessuna forma di amore ricevuta in età adulta potrà mai compensare l’amore negato dai nostri genitori. Per questo le coppie hanno una responsabilità indescrivibile, hanno il potere di distruggere un bambino e renderlo un adulto per sempre alla ricerca di approvazione.

La complessità della maternità

Sono fermamente convinta che dovrebbe essere necessaria una scuola genitoriale, un corso che possa dare le informazioni necessarie a chi diventa genitore per evitare di fare troppi danni. Conosco un’infinità di persone che lottano ancora con le parole che rimbombano nelle loro menti, di quando erano piccini e indifesi e ultra criticati e talvolta derisi.

Decidere di diventare madre, per me vuol dire per prima cosa prendere coscienza dei propri limiti, sapere quali sono i propri punti deboli per anticipare e prevenire le possibili complicazioni, cercare di guarire i propri traumi, educare se stessi e le proprie emozioni, rendere speciale la vita del proprio piccolo amandolo esattamente così per come è.

Tante volte ho assistito a scene di madri che non danno retta ai propri figli perché esauste dal lavoro e dallo stress di questa vita infame. Se un bambino ti pone una semplice domanda come: “Mamma, Papà, perché gli alberi sono verdi? Perché il mare è blu?” spesso riceve risposte poco esaustive, tipo “ma che domanda è questa!”. Alcune risposte svalutano la domanda stessa e il bambino inizia a comprendere di non essere così importante come credeva, percepisce di aver posto una domanda di poco valore, la sua curiosità non è presa sul serio. Queste, sono domande, invece, estremamente importanti non solo a livello educativo ma stimolano la loro crescita e i loro interessi. La società ci ha trasformati in persone che non possono perdere tempo in spiegazioni, i bambini vengono scoraggiati all’apprendimento e vengono spenti, come se avessero un interruttore! Perché la mamma è esausta dalla giornata in ufficio e il papà è stanco dal lavoro.

I bambini vengono tenuti in uno stato dormiente di fronte a TV e videogiochi (non parlo di chi lo fa occasionalmente per prendere un po’ di fiato!), parlo di famiglie al ristorante che non si guarda nemmeno negli occhi. Spesso succede anche che i genitori non hanno risposte alle domande insistenti dei figli e piuttosto che ammettere la propria ignoranza, inventano scuse improponibili per evitare di offrire delle risposte. Ma non sarebbe più costruttivo dire: ” Tesoro, in realtà non so darti una risposta ma possiamo cercarla insieme”, quanto sarebbe stato bello sentirlo da piccoli?

Abbiamo tante responsabilità se decidiamo di avere dei figli, dobbiamo renderci conto che non è semplicemente un piccolo da sfamare e da crescere con pappe e pannolini ma è una creatura da amare incondizionatamente, anche quando siamo stanchi e stremati dai pianti continui e dovremmo ricordare che l’educazione che riserviamo a loro e l’ambiente famigliare in cui li faremo vivere nei primi anni di via determineranno chi saranno da adulti, come e se si faranno rispettare e se si daranno abbastanza valore.

Pressioni sociali e culturali

Perché la società vuole renderci insicuri come donne, come uomini, come genitori, come figli? Questo mondo ci vuole senza ideali, vuole giovani senza sogni e incapaci di brillare. Se penso ai genitori che osservo in giro, vedo adulti stressati, esasperati dal lavoro, incapaci anche di gioire delle poche ore libere di cui dispongono. Non hanno più hobbies perché sono stati sostituiti dagli aperitivi, non fanno più attività creative e all’aria aperta, vivono in uno stato di costante tensione. La società ci vuole funzionali e non umani, ci vuole produttivi. La tv, i social ci insegnano che non siamo abbastanza, che siamo sbagliati, i nostri corpi, il nostro abbigliamento, le nostre vacanze. Cosa ne risulta? Ne risulta che diventiamo come dei camion della spazzatura: raccogliamo frustrazione, ansia, delusione, rabbia, cattiveria e quando siamo colmi iniziamo a lasciare la spazzatura, scaricandola sugli altri: haters, persone intolleranti e manipolatrici. E’ così che siamo, è così che educhiamo! Se non siamo noi a fare pulizia di sentimenti inutili dentro non potremo mai educare i nostri figli e donargli le armature adatte per vivere nella società.


Le persone, noi, abbiamo delle grandi abilità, cambiamo, possiamo migliorare, a volte bisogna passare da una grande sofferenza, a volte basta frequentare le persone giuste, positive da cui lasciarsi ispirare per evolversi ed essere migliori. Cambiamo quando impariamo abbastanza e quando riceviamo abbastanza. Voglio anche sottolineare il fatto che non siamo obbligati ad essere la stessa persona di ieri, io stessa da adolescente ero incastrata in un loop di pensieri in base ai quali mi sentivo intrappolata in una Valeria che mi stava stretta e volevo diventare migliore. Ci sono riuscita e agli altri non poteva fregarne di meno.

Sono pronta a diventare mamma?

Cari genitori, esistono ferite che sono destinate a rimanere aperte per tutta la vita, abbiate la consapevolezza di capire quanta pazienza deve avere un adulto quando vuole mettere al mondo una creatura.
Immagiate le battaglie emozionali che vivono all’interno di un adulto: perché pensiamo che non esistano all’interno della mente di un bambino? Probabilmente ne hano di più…loro stanno frequentando un mondo assurdo con pretese assurde e grandi incertezze e non hanno nessuna armatura per affrontare il mondo, il loro scudo sono mamma e papà. Addirittura sento che non possono essere sicuri della loro sessualità perché i genitori lasciano loro la libertà di scelta, come se fossero degli adulti con facoltà decisionali, il loro orientamento sessuale è ormai un argomento di cui si può parlare e decidere insieme perché viene intesa come un qualcosa di cui discutere e indirizzare insieme. Ma quanta insicurezza si può trasmettere ad un figlio che non ha dei punti fermi, non ha più dei genitori che gli confermano di essere maschio o femmina offrendo delle scelte che non competono ai bimbi. Non si parla di scegliere le scarpe rosse o gialle ma alcuni genitori convincono i bambini di poter essere chi vogliono! Forse non posso capire perché non sono madre ma probabilmente io vorrei insegnare che l’insicurezza sotto ogni aspetto è un sentimento che non deve essere nascosto ma di cui bisogna parlare ma esistono delle verità che la natura decide per noi e che non possiamo cambiare. https://www.rivistadipsichiatria.it/archivio/3594/articoli/35771/

Bisogna proteggere i bambini da inutili battaglie mediatiche, da psicosi emerse dai social, altrimenti avremo sempre più bambini e adolescenti che avranno bisogno di sostegno da parte di professionisti. E’ imbarazzante l’aspetto seduttivo che viene instillato nelle bambine giovanissime: mamme che vestono le proprie bambine come se dovessero prepararsi ad accalappiare qualcuno, vestite in maniera palesemente ammaliante. Ma cosa potranno imparare queste giovani piccole donne? Che si può ottenere qualcosa attraverso il proprio corpo, strumentalizzandolo! Sui social i figli tendono ad essere al centro dell’attenzione e se poi si ritrovano a non esserlo, adottano atteggiamenti per attrarre e affascinare. Lo scandalo delle ragazzine dei Parioli, a Roma, nel 2014 era solo la punta di un fenomeno molto più vasto: piccole narcisiste crescono. La seduzione diventa una strategia.
Genitori, lavorate sul potenziamento di altri aspetti!

La verità è che sono terrorizzata da alcune persone che gestiscono i figli come se fossero una proprietà da sfruttare: il caso di Gipsy Rose è un esempio lampante, uccise la madre perché la teneva segregata e facendola credere di essere malata. Mamme che obbligano le figlie a sedute di autoabbronzanti, tinte, deprivazione del sonno, depilazioni e atteggiamenti ammiccanti per affrontare concorsi di bellezza. Senza andare troppo lontano, nella mia amata isola, da poco un ragazzo di 16 si è tolto la vita che già l’aveva punito abbastanza quando gli stessi genitori lo tenevano segregato per giorni in solitudine, al buio, senza cibo e con un secchio dove fare i bisogni. Ci sono mille esempi di genitori che avrebbero dovuto fare un corso di abilitazione alla genitorialità.
Ma questo è il nostro mondo, lo creiamo noi e lo dobbiamo gestire noi.

Quando sento che i giovanissimi si tolgono la vita, non dobbiamo commettere l’errore di pensare di non avere responsabilità. Siamo noi che facciamo finta di niente, che non ci immischiamo negli affari altrui, che facciamo finta di non vedere e di non sentire. Che i panni sporchi si lavano a casa, intuiamo che c’è qualcosa che non va ma preferiamo abbassare la testa perché la nostra vita è già sufficientemente incasinata così.

Piacere, denaro, star bene, spendere, godere: questo è diventato il nuovo mantra della società odierna, che orrore!

Bisogna svegliarsi da questo sonno profondo che stiamo vivendo ormai da troppi anni. Dobbiamo capire che dobbiamo sostenere i nostri bambini e adolescenti, non possiamo abbandonarli a se stessi, in balia di tanti messaggi confusi che passano in tv e nei social.

Siamo responsabili delle paure e ansie dei bambini

Esistono dei traumi, delle paure che istilliamo noi stessi nei bambini, a partire da quelli meno importanti a quelli determinanti per la loro crescita. Esistono di base 2 paure innate ovvero la paura del vuoto e la paura dei rumori forti, paure determinanti in quanto hanno il ruolo di garantire la sopravvivenza della specie. Tutte le altre paure vengono trasmesse quando siamo piccoli, la maggior parte delle volte nascono proprio nell’ambito famigliare. Per esempio: una famiglia che si reca nel bosco, un bimbo di 2-3-4 anni osserva muoversi una cavalletta e la tocca per esplorare un nuovo animaletto. La mamma di fronte ad uno scenario simile potrebbe reagire urlano e impedendo al bimbo di continuare a giocare e toccare la piccola cavalletta, esclamando: NON TOCCARE! Cosa impara il bimbo? la cavalletta è un pericolo e rende nervosa la mamma–> prima instillazione della paura. L’esempio può essere fatto anche con dei piccoli attrezi per il giardinaggio, per evitare l’esplorazione della terra, dell’acqua perchè altrimenti si ammala e via dicendo. le esperienze reiterate, ovvero più esperienze di mamma o papà che urlano se mi avvicino a terra, acqua, arnesi o se compio determinati gesti più la paura si fortifica e con la paura aumenta anche la frustrazione e l’ansia.

Esistono delle tecniche che disinstallano queste paure, te ne parlo nella sezione specifica https://www.valeriacodina.com/psych-k/ . Per saperne di più o inviami una richiesta informativa per sapere come disinstallare altre paure, la paura dell’ altezza, dei ragni, dell’ascensore.

Ebbene caro lettore, lettrice sono un po’ polemica ma mi sento di voler difendere i giovani che stanno vivendo avvolti da turbolenze dettate anche e soprattutto dalla carenza di amore e sostegno dei propri genitori, che si sentono a loro volta impotenti.

Per concludere mi sento di affermare che:

  • per essere genitori bisogna risolvere le proprie insicurezze e frustrazioni
  • riconoscere i propri limiti e chiedere aiuto
  • capire che esistono dei traumi che emergono come reazioni e non come ricordi
  • educarsi ad una sorta di abilitazione alla genitorialità
  • essere presenti, insegnare a rispettare e rispettarsi
  • insegnare ad amare, amandosi tra genitori
  • ammettere le proprie fragilità e insegnare a non nasconderle
  • sorridere delle proprie debolezze e di quelle dei figli ma mai deridere
  • sentiti liberi di non essere genitori

La società detta alcune regole ma non dobbiamo per forza sentirci in dovere di sottostare a ormai superati modi di pensare. Molte donne che conosco non sentono di avere quell’istinto materno che pensiamo di ricevere alla nascita. Anche se ci si sente sbagliati, bisogna essere se stessi senza forzarsi ad obblighi morali che non ci appartengono. Si può essere un’ottima zia, un’amica speciale e una confidente preziosa per i figli deli amici! Non giudicarti troppo, se puoi. https://www.rivistailmulino.it/a/sulla-libert-delle-donne-di-non-avere-figli

Se desideri approfondire ulteriormente il tema dell’intenzionale scelta di non avere figli, le sue implicazioni, continua a leggere il mio blog.

Esplorare storie personali, approfondimenti e ricerche aiuta a comprendere meglio una decisione e l’esperienza delle donne che l’hanno presa.

Ti abbraccio

Vale